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ARTISTA CONTEMPORANEA
SILICONI
Installazioni da materiale di scarto. Mentre lo scarto resta identico a se stesso, l'elemento naturale muta, appassisce o cresce. Un'opera viva, dove l'assenza dell'uomo viene colmata dal respiro della natura che lo circonda, riconsegnandoli speranza.
ASTRATTI
Astratti su carta. Un invito a guardare senza cercare e a lasciare che sia la materia, per una volta, a guardare noi.
COLLAGE
Usare il giornale per costruire grattacieli e baraccopoli significa letteralmente edificare la città fantastica con i frammenti della cronaca quotidiana: la texture stessa dell'opera diventa metafora.
QUADRI
Ritratti femminili, paesaggi, persone, oggetti, texture, decorazioni, astrattismo: soggetti familiari, riconoscibili, che l'artista avvicina a una forma leggermente astratta senza mai allontanarsene del tutto. Non è una rottura con il figurativo, ma un dialogo con esso.
METALLO
Ogni piano racconta una stratificazione — ossidazioni che si sono depositate strato su strato, texture scavate dalla pioggia che ha eroso e ridisegnato il ferro goccia dopo goccia, macchie e venature che nessuna mano avrebbe potuto pianificare.
RADICI
Radici come architetture invisibili: disegnare/collagare non la pianta visibile ma il suo apparato radicale come fosse una città sotterranea
FLUSSI
Cartografare l'incontrollabile: lasciare che il colore trovi la propria strada e poi, solo alla fine, riconoscere in quel percorso caotico qualcosa che assomiglia - misteriosamente - a un mondo
BRONZI
La narrazione di queste sculture si fonda sull'energia potenziale pronta ad esplodere. La vita non chiede il permesso di nascere: spinge contro la roccia, deforma il metallo, trova un varco dove c'era solo densità.
MATERICI
Una serie di paesaggi impossibili che non ritraggono un luogo, ma un modo di guardare la materia come se fosse cielo, terra, spazio etereo, non ancora concepito.
GESSI
Opere da materiale di scarto. Calchi reali vs calchi "inventati": alcuni gessi presi da foto di famiglia, altri da iconografia pubblica — statue, monete, ritratti storici — creando una tensione tra il volto che tutti riconoscono e quello che nessuno riconoscerà mai.
PLASTICHE
"Scolpire l'acqua" è già un paradosso: è l'elemento per definizione senza forma propria, che prende quella del contenitore o si muove in onde, gocce, correnti. Farlo con la plastica — materiale che invece è rigido, permanente, quasi eterno nei tempi di degradazione — crea una frizione concettuale forte: dai una forma fissa e "per sempre" a qualcosa che in natura è fluido e transitorio. È quasi un memento: l'acqua passa, la plastica resta.
TERRE
Qui, il caso e la spontaneità sono cartografi originali: quando gli elementi organici cadono senza un disegno preciso, il cervello fa il resto e vede coste, fiumi, altipiani, arcipelaghi. Le "terre" nascono dallo sguardo di chi guarda, non da chi compone.