Shalom, germogli di pace
Abbiamo vissuto un grande momento di Famiglia con il Giubileo Calabriano che si è concluso lo scorso 08 Ottobre . Oggi siamo chiamati a vivere questa grande eredità che san Giovanni Calabria nostro Fondatore ci ha lasciato. Siamo chiamati come diceva il XII Capitolo ad essere SEGNO per tutti in particolare per coloro che soffrono, che sono poveri e che sono gli ultimi, e vorremo farlo, anche percorrendo una strada che il capitolo ha tracciato per noi:
“Promuovere la fratellanza universale, l'ecologia integrale, la cultura della pace e dell'incontro dei popoli, soprattutto in contesti ecumenici ed interreligiosi” (Strada 15 f. Dal Doc. Finale dei XII Capitoli Generali). In questo particolare tempo di lotte e di guerre nel mondo, ancora di più siamo chiamati ad essere Segno visibile dell’Amore del Padre per noi e potremo essere segno solo se saremo capaci di essere Operatori di Pace! Shalom dunque! Che non è solo il mio saluto, ma è anche ciò che Cristo Risorto ha portato ai discepoli riuniti nel cenacolo e a tutta la Chiesa che da li si è formata. Shalom è il segno della Pace da augurarsi e da vivere;
Shalom è la Benedizione del Padre per il Suo Popolo; Shalom è la pienezza della vita da vivere in abbondanza nella pace;
Shalom è anche il titolo della mia seconda lettera alla Famiglia Calabriana, che oggi vi presento, in occasione dell’anniversario della nascita della Congregazione. Auspico che questa lettera oltre che essere letta, sia anche meditata e vissuta nei propri contesti/territori; e vi auguro lo Shalom! Solo se saremo Operatori di pace, mostreremo il volto di Dio Padre; solo se saremo Operatori di pace saremo chiamati figli di Dio; solo se saremo Operatori di Pace come Famiglia Calabriana, saremo un segno visibile per i più poveri e abbandonati. Shalom!"
La nuova lettera del Casante alla Famiglia Calabriana, pubblicata in occasione del 116° anniversario dell'Opera, è dedicata al tema della pace

Antonio Banderas
a papa Leone XIV:
come ho scoperto
la bellezza
di Gesù Cristo

Antonio Banderas a papa Leone XIV: come ho scoperto la bellezza di Gesù Cristo
Fra le tante sorprese di un viaggio in Spagna che si percepisce davvero storico, il discorso dell’attore Antonio Banderas davanti a papa Leone XIV, durante la sua visita a Madrid, resterà una specie di pietra miliare.
Sono stati sette minuti intensi dedicati alla bellezza, all’arte, all’incantesimo che esse creano. Banderas è un grande attore che abbiamo amato molto fin dai tempi di Légami! di Pedro Almodóvar ma non sempre gli artisti, e anche i grandi artisti, sanno parlare. Anzi è la loro arte di solito, com’è giusto, il loro principale mezzo espressivo.
In questo caso l’uomo Banderas è emerso con una profondità di esperienza e di riflessione su di essa sorprendente. Ha detto all’inizio prendendo la parola di fronte al Papa e a tutta la Spagna: “Il rapporto tra la Chiesa cattolica e l’arte non è stato solo fruttuoso: è stato decisivo. Non abbiamo timore di affermare che la Chiesa è stata la più grande produttrice d’arte nella storia dell’umanità. Al centro di questo impulso creativo c’è Colui che trascende secoli, stili e culture, e che è stato senza dubbio la figura più rappresentata nella storia dell’arte: Gesù Cristo. Il grande protagonista della storia della vita. In tutte le arti, Cristo è una presenza costante. Non come un’immagine ripetuta, ma come icona di pace, amore e sacrificio, circondato da un mistero inesauribile”.Appassionarsi alla complessità dell’altro
La bellezza è un alleato della fede? E della Chiesa? Banderas lo crede. L’arte, come la Chiesa, è per la pace. Ma non è quella pace per cui stiamo tranquilli. Anzi. Ha detto l’attore: “L’arte deve essere un’alternativa alla violenza. A tutte le forme di violenza. Come fece Cristo stesso, l’artista deve agire con coraggio e non abbandonare il proprio ruolo di voce critica per la società, per l’arte stessa e per la religione stessa. Santo Padre… condividiamo un obbligo comune. Abbiamo l’obbligo di guardare, di vedere e di cercare di comprendere la complessità dell’animo umano”.
Del resto papa Leone XIV aveva detto nel suo primo giorno di viaggio in Spagna: “Apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici: ecco il compito di chi ha una grande storia alle spalle». Grande posizione agostiniana sul tempo e sulla storia: non giudicare i tempi e rimpiangere il passato, non cercare il nemico, appassionarsi invece alla complessità dell’altro. Nel suo intervento Banderas ha ricordato l’impatto con la liturgia dei riti popolari della Settimana Santa nella sua amata Malaga. Ecco uno dei passi più commoventi del suo discorso: “Ed è stato lì, Santo Padre, in quella cornice di anonima arte popolare, che, a soli quattro o cinque anni, è nata in me una domanda, una domanda che conteneva una sola parola: Dio. Poco a poco, ho trovato delle risposte, alcune semplici come quella che riconoscevo negli occhi di mia madre mentre fissava lo sguardo e il cuore devoto sulla Vergine della Speranza, che ci passava davanti sul suo trono in quegli anni lontani. O attraverso le voci dei cantori che trafiggevano la limpida aria primaverile. O tra la gente umile e buona della mia città che, ogni anno, scendeva in strada, portando sulle spalle il proprio quartiere, reggendo le immagini che li aiutavano a ritrovarsi, nella ricerca di Dio. E lo fanno abbandonando il sé, per aggrapparsi al collettivo… dal collettivo si muovono verso l’altro, dall’altro verso tutti, da tutti verso il mondo, dal mondo verso l’universo, dall’universo verso Dio, per poi tornare sulla terra, percependo che Dio può essere in ogni particella, in ogni molecola di ogni goccia d’acqua, di ogni mare, di ogni petalo di rosa, di ogni battito cardiaco, di ogni sospiro”.Frasi manzoniane per noi italiani, perché ricordano quella descrizione della gente semplice che va a messa la domenica mattina, scritta nei Promessi Sposi. Che cos’è infatti il mistero dell’Incarnazione, se non la messa in relazione, l’incontro fra la Terra e il Cielo, attraverso la bellezza di Gesù Cristo? Banderas lo ha raccontato attraverso la carne della sua storia personale, attraverso la lente dei suoi ricordi di bambino. Come quando cita la semplicità di sua madre che comunica al figlio la fede non a parole, ma attraverso lo sguardo rivolto verso Maria. Ci vuole l’incanto, ci vuole la poesia, ci vuole la bellezza per capire la verità. Ci vuole la Gloria, direbbe Hans Urs von Balthasar. Ma come Antonio Banderas dimostra, non è necessario lo studio della teologia per amare Gesù Cristo e la Chiesa. Ma solo un cuore onesto, attento a quello che accade. Uno sguardo vero. «L’etica», ha detto una volta il grande filosofo Emanuel Levinas, «è un’ottica».